Prima della Prima è un One Man Show al contrario: sorprendente, spiazzante, volutamente fuori dagli schemi. Un racconto che si svolge interamente in un camerino, luogo sacro dell’artista, spazio intimo e protetto in cui cadono le maschere e affiorano senza filtri pensieri, paure, insicurezze e segreti. È qui che emozioni come l’ansia, il dubbio e perfino il ripensamento trovano voce, senza chiedere permesso.
Da questo spazio sospeso prende vita il viaggio di Filippo Bisciglia, entrando a gamba tesa nel suo mondo e rubando frammenti autentici della sua quotidianità. Lo spettacolo – o gran parte di esso – viene vissuto da dietro le quinte, lontano dai lustrini e dallo scintillio del palcoscenico, offrendo allo spettatore il privilegio raro di osservare ciò che normalmente resta invisibile.
Tra amuleti portafortuna, cimeli, fotografie, locandine, fiori, copioni e abiti di scena, il camerino diventa il set ideale per raccontare Filippo, che si consegna al pubblico attraversando la parte più vera e profonda del suo percorso umano e artistico.
La regia di Siddhartha Prestinari guida con sensibilità e ritmo questo percorso intimo e coinvolgente, valorizzandone la dimensione autentica e trasformando il dietro le quinte in un vero e proprio spazio narrativo. Ad accompagnare il viaggio emozionale sono le musiche originali di Ivan Lazzara, capaci di amplificare le atmosfere più intime e i momenti più intensi del racconto, e le coreografie di Ilir Shaqiri, che arricchiscono la narrazione con una dimensione fisica e visiva di grande impatto, trasformando emozioni e ricordi in movimento scenico.
Sono le 18:47 di un giovedì sera. Mancano 133 minuti all’apertura del sipario del debutto nazionale di Prima della Prima. Il teatro è in pieno fermento: tecnici, addetti ai lavori, corse contro il tempo, imprevisti da risolvere e controlli da ultimare. Perché, si sa, prima della prima è sempre panico.
Nel camerino, al riparo da questo caos creativo, Filippo, affiancato dalla sua fidata aiuto regista, ripassa la scaletta. È teso. Prova il monologo di apertura, riscalda la voce per le prime canzoni, ma viene continuamente interrotto dal cellulare: un lungo messaggio vocale di Maria De Filippi con parole di incoraggiamento, poi la madre, che lo rassicura sulle condizioni della zia, ricoverata la notte precedente in terapia intensiva. Seguono messaggi di colleghi e amici. Il direttore di scena entra ed esce portando cesti di fiori, bottiglie di vino e champagne.
Filippo torna alla scaletta, ripassa lo sketch con l’ospite VIP, bloccata in autostrada a causa di un incidente. È preoccupato: il monologo “serio”, l’unico davvero impegnativo, quello che non voleva fare ma che gli è stato imposto dagli autori e dal regista, non lo convince fino in fondo. Arriva il suo agente, che lo sprona: sta per presentarsi un produttore interessato a offrirgli il ruolo da protagonista in una nuova serie TV. Ansia ed euforia si accavallano, ma non c’è tempo per cedere a nessuna delle due: lo attende un’importante intervista telefonica con una testata nazionale, che diventa un’ulteriore occasione per scavare nel suo privato.
Finita l’intervista, l’aiuto regista lo riporta alla scaletta: c’è il numero musicale con le ballerine. Non è possibile provare sul palco, il disegno luci è ancora in lavorazione. Si prova tutto in camerino. Filippo imita Franco Califano usando un pennello da trucco come microfono, una rella come corpo di ballo, i costumi appesi a fare da comparse. Ma, quasi per magia, la prova si trasforma nel “pezzo”: il camerino diventa scenografia, la rella ballerine, Filippo diventa il Califfo. Indossa un abito damascato, sprigiona fascino, arriva all’acuto finale… e l’incanto svanisce. Il camerino riappare.
Una voce da fuori grida: «Quindici minuti!». L’aiuto regista piange, commossa per l’intensità di ciò che ha appena visto. Filippo, ancora in completo damascato, fa notare che la manica tira: serve una ripresa urgente. E si ripiomba nel vortice del Prima della Prima: chiamare la sarta, richiamare la mamma per avere notizie della zia, una rapida diretta social.
Nuovi colpi alla porta: «Dieci minuti!». L’aiuto regista lo lascia solo. C’è il tempo per un ultimo messaggio alla ragazza con cui sta flirtando da settimane. Un respiro profondo. Un ritocco di cipria. Gli zigomi più scuri. Una breve preghiera. Un sorso d’acqua. Una corsa in bagno. Il cimelio portafortuna infilato in tasca.
Ancora la voce: «Ci sei, Filì? Chi è di scena!».
Filippo si guarda allo specchio, inspira a fondo e chiude la porta alle sue spalle.
… 3. 2. 1.
Un applauso caloroso esplode, simbolicamente, tra l’inizio e la fine di Prima della Prima.


